Due strani incidenti aviatori dell’era Putin: Smolensk e Donetsk

                                                Claudio E. A. Pizzi

    §1. Dalle fosse di Katyn al disastro di Smolensk. §2. Il volo MH17  §3. Teorie alternative sulla caduta di MH17 elaborate in terre russofone.

§1. Dalle fosse di Katyn al disastro di Smolensk. Il 10 Aprile 2010 un Tupolev  u-154 Siły Powietrzne  dell’aviazione  militare polacca partiva da Varsavia alle  9:27, con un ritardo di 27 minuti,   diretto verso l’aeroporto Smolensk-Severny  in Russia. A bordo dell’aereo c’era  lo stato maggiore della classe dirigente polacca: l’ allora presidente della Repubblica Lech Kaczyński  insieme alla moglie Maria, l’ex-presidente Ryszard Kaczorowski, il capo delle forze armate polacche con alcuni alti ufficiali nonchè il presidente della Banca nazionale di Polonia, il vice-ministro polacco degli esteri, vari funzionari del governo, diciotto membri del parlamento polacco. Verso le 10.40 di mattina  l’aereo polacco si schiantava al suolo in una boscaglia nei pressi dell’aeroporto di Smolensk. Nessuno dei 92 passeggeri sopravviveva all’incidente.

   Scopo del viaggio era la commemorazione del massacro delle fosse di Katyn verificatosi settanta anni prima,  nel 1940,   a pochi Kilometri da Smolensk e quindi nelle vicinanze dell’area del disastro. In questa località, come è noto, più di 15000 ufficiali e notabili  polacchi del più alto livello di istruzione furono eliminati con un colpo alla nuca da da agenti della polizia segreta sovietica. Le responsabilità, in un primo tempo attribuite  ai tedeschi, furono stabilite senza ombra di dubbio dai documenti messi a disposizione dalle stesse autorità sovietiche all’epoca di Gorbaciov. Ma fu solo dopo il disastro aereo di Smolensk, nel Novembre del 2010, che il Parlamento Russo ammise in forma ufficiale che il massacro fu ordinato personalmente da Stalin.

    La ricostruzione della dinamica del disastro aereo è stata  difficile, anche perchè affidata a due commissioni, una polacca ed una russa. Stando alla versione dei fatti accreditata fino a qualche anno fa,  l’incidente sarebbe stato prodotto, come di solito accade negli incidenti aerei, dalla concomitanza sfortunata di vari fattori che singolarmente presi non erano sufficienti a causare il disastro: negligenza di manutenzione, malfunzionamento degli apparati di rilevazione della distanza da terra, ignoranza della língua  russa da parte di tutti i membri dell’equipaggio polacco salvo uno, avverse condizioni atmosferiche, errore dei piloti ed errore dei controllori di volo. Nel tentativo di atterraggio, l’ala sinistra dell’aereo si sarebbe spezzata urtando contro una grossa betulla.  

    Inutile dire che in Polonia il disastro suscitò enorme emozione. In Polonia vennero dichiarati sette giorni di lutto nazionale  e anche Putin, che si disse molto scosso dalla sciagura, decretò un giorno di lutto nazionale. Non poteva non colpire la fatale coincidenza per cui nello stesso luogo, a distanza di 70 anni, veniva decapitata in forme e modi diversi la classe dirigente polacca, e che in ambedue le  sciagure    aveva  un ruolo primario il   grande nemico storico della nazione  polacca, la Russia. Anche il nome di Smolensk aveva un posto nella storia dei rapporti conflittuali tra Polonia e Russia.  L’assedio di Smolensk, noto in Russia anche come “difesa di Smolensk”,   durò 20 mesi,  dal settembre   1609 al l giugno   1611, nel corso dei quali le forze polacche assediarono la città russa di Smolensk.  Per i Russi Smolensk era quindi una città- simbolo della lotta contro la Polonia, ed è anche possibile che la località in cui fu eseguita la carneficina, essendo prossima a Smolensk, sia stato scelta simbolicamente per ricordare questo episodio storico.

   Negli anni 2012-13 risultava dai sondaggi che solo il 30% della popolazione polacca era incline a credere che l’incidente fosse  frutto di un crimine premeditato. Tale percentuale si è abbassata negli anni successivi, ma dopo l’inizio della recente guerra in Ucraina si è innalzato di nuovo, fino  a superare il 50%. La percezione dell’evento   nell’opinione pubblica quindi è   stata influenzata, come peraltro era prevedibile, dai mutamenti del clima politico. Nel momento in cui cadde l’aereo il primo ministro della Polonia era Tusk, esponente del partito Piattaforma Civica, che sarebbe stato poi riconfermato nel 2011. Tusk   in quel momento era considerato un liberale  fortemente europeista (sarebbe in seguito diventato presidente dell’Unione europea). La sua politica estera all’epoca del disastro era di apertura verso la Russia. Al proposito bisogna considerare che la delegazione polacca morta nel disastro inviata a celebrare la ricorrenza di Katyn aveva in programma l’incontro con una delegazione russa per una commemorazione congiunta dell’evento. Ma va anche notato che i russi avevano invitato alla commemorazione ufficiale da loro promossa il solo Tusk – il che è apparso  come un deliberato sgarbo fatto  al presidente   Kaczynski –   mentre  la missione commemorativa organizzata dal governo polacco  non aveva i crismi dell’ufficialità.

   Il fratello gemello di Leck  Kaczynski , Yaroslav Kaczynski, immediatamente dopo l’evento parlò di attentato e accusò  Tusk di non aver preso le misure atte a impedirlo.  La tesi di Kaczinsky  era, ed e è tuttora, che qualcuno aveva messo in atto un criminale tentativo di eliminare fisicamente  la maggior parte dei dirigenti polacchi meno favorevoli all’accordo con la Russia. La tesi è stata propugnata con forza fin dall’inizio anche  dal vicepresidente dello stesso partito di Kaczynski Diritto e Giustizia, lo storico Antoni Makierewicz  (nelle foto  Y. Kaczinsky,Tusk e Makierewicz).

   

Come spesso accade dopo eventi storici drammatici, dopo la sciagura la stampa sensazionalistica diede notizia di un certo numero di vere o presunte “strane morti” collegabili all’evento. Nella tarda serata del 28 ottobre 2012 veniva trovato morto nel seminterrato di casa sua   Remigiusz Mus, un ingegnere di volo che era a bordo di un  secondo aereo polacco  inviato  per partecipare alla commemorazione di Katyn.  Questo velivolo era atterrato senza problemi all’aeroporto “Smolensk-North” un’ora prima. La causa ufficiale della morte fu il suicidio. Ma la voce che circolava è che  Mus avrebbe ascoltato un dialogo da cui risultava che il dispatcher dell’aeroporto di Smolensk avrebbe permesso ai piloti Tu-154M di scendere all’altezza di 50 metri pur sapendo c’era una fitta nebbia sopra il terreno e che la cintura forestale di fronte all’aerodromo rendeva pericoloso l’atterraggio.

   In realtà non c’è nessuna prova del fatto che Mus abbia ascoltato quelle frasi. C’è invece prova di una frase registrata dal CVR: “Se non atterriamo, mi uccideranno”, pronunciata da Arkadiusz Protasiuk (comandante dell’equipaggio), dalla quale si poteva desumere che l’equipaggio aveva ricevuto delle pressioni da parte di alcuni passeggeri importanti. Secondo quanto spesso riportato, sembra che sia stato lo stesso  Lech Kaczsinski a imporre di atterrare in quell’aeroporto anzichè in un altro vicino  facendo una pressione fortissima sull’equipaggio, che era saggiamente propenso a evitare un atterraggio rischioso. Si disse che il CVR (il registratore installato nella cabina di pilotaggio)  confermava il fatto  che l’equipaggio  tentò l’atterraggio mettendosi contro il parere degli stessi controllori di volo russi.

    Alcuni  fatti accaduti subito dopo il crash sono sconcertanti. Le carte di credito appartenenti ai cadaveri risultarono  trafugate. Pezzi del relitto sarebbero stati spostati e rimossi senza autorizzazione. Un breve filmato girato con un cellulare da un privato fa sentire delle voci concitate e degli spari che fanno pensare all’eliminazione dei pochi sopra sopravvissuti (v. Il link Smolensk surviving passengers executed at gun point – YouTube). La parte video del filmato è stata giudicata autentica, mentre la parte audio, quella più compromettente, potrebbe essere stata taroccata. Interessante anche il fatto che l’autore del video venne trovato assassinato pochi anni dopo.   

    Il fenomeno delle vere o presunte  morti sospette è un elemento che ricorda  sinistramente la strage di Ustica. Ma non mancano altri punti di analogia. In ambedue i casi l’aereo è partito in  ritardo affrontando un viaggio di durata analoga e in ambedue i casi l’aereo è caduto dopo che era iniziata la discesa.  In ambedue i casi si è parlato sia di incidente sia di complotto. C’ è una somiglianza anche nello svolgimento delle indagini.  Nel 2011 le due commissioni nominate da russi e polacchi  non avevano trovato prove di difetti tecnici nell’aereo e concordavano sostanzialmente sulla tesi dell’errore umano, anche se discordavano  con toni molto polemici circa le responsabilità dai controllori di volo russi che comunicavano con l’equipaggio. Venivano anche rilevate da parte polacca varie irregolarità dell’aeroporto di Smolensk,  tra cui errori nell’informativa trasmessa e nelle mappe del luogo.  I risultati della commissione polacca ebbero  conseguenze immediate sul piano politico:  Tusk destituì  tre generali e altri dieci ufficiali responsabili della formazione all’interno dell’aeronautica, mentre il ministro della Difesa fu costretto alle dimissioni (V. Disastro di Smolensk: destituiti 13 membri… – Bing video ).

   La vittoria del partito di Kazcinski Diritto e Giustizia nel 2015 e la nomina di  Makierewicz a ministro della Difesa hanno portato a una riapertura delle indagini.  Analogamente a quanto si è fatto per Ustica con la nomina della commissione Misiti,  nel 2016 Makierewicz nominò una commissione composta da esperti di fama internazionale (il più prestigioso del quale era Frank Taylor, che era anche stato membro della commmisione Misiti )  da cui probabilmente si attendeva un verdetto che ribaltasse i risultati delle precedenti commissioni di inchiesta.  Alla direzione di questa nuova commissione fu messo Waclaw Berczynski (V.  Interview with Dr. Waclaw Berczynski, head of the Polish government Smolensk crash investigation committee (smolenskcrashnews.com).

   Varie volte la stampa polacca  riportò  voci secondo cui a bordo sarebbero state trovate tracce di esplosivo, anche se  nel 2014 un’indagine condotta da un team di esperti escluse recisamente il fatto.  Ma nel 2018 la sottocommissione tecnica della commissione   Berczynski pubblicò una relazione provvisoria in cui, a sorpresa, si asseriva non solo che si erano trovate tracce di esplosivo ma che si era verificate addirittura due esplosioni a bordo a distanza di poche frazioni di secondo.    

   Il 10 Aprile di quest’ anno (2022)  ricorreva il dodicesimo anniversario del disastro. Il giorno dopo la ricorrenza è stata pubblicata la relazione conclusiva della sottocommissione Berczynski. In questa si ribadisce la tesi dell’esplosione a bordo, ipotizzando che le esplosioni fossero state due a brevissima distanza – una nell’ala e l’altra al centro della fusoliera –  ambedue occorse prima che l’aereo si schiantasse contro l’albero. Nella relazione, oltre ai dati tenici, si indicano chiaramente le responsabilità nel governo Putin e si adombra  anche il sospetto che i  controllori di volo russi avrebbero intenzionalmente ritardato l’atterraggio inviando coordinate errate. V. il link https://apnews.com/article/russia-ukraine-business-antoni-macierewicz-lech-kaczynski-poland-f3f5a2fddb028ffdb4bc12f369aeafd5. V. anche  .  Il disastro aereo in cui morì il presidente polacco fu un attentato e non un incidente (yahoo.com)  Polish panel: Russia behind Polish leader’s plane crash | AP News.

    Non si deve pensare che la relazione della sottocommissione   abbia chiuso il caso Smolensk e tanto meno  che abbia messo fine alle polemiche. Incidentalmente, il testo della relazione che in questo momento si può scaricare dal web appare pubblicato nell’Agosto 2021 e stranamente non riporta i nomi dei firmatari. (V. ttps://podkomisjasmolensk.mon.gov.pl/plik/file/raport_ver_ang.pdf ).  Se   la relazione messa in rete è quella definitiva  ci si chiede perchè coincida con un documento vecchio di otto mesi, forse destinato alla circolazione interna. Se invece non lo è, ci si chiede perchè la relazione definitiva a quattro mesi dall’anniversario (Luglio 2022) non sia stata ancora resa di dominio pubblico. A prescindere da questa anomalia, i partiti polacchi di opposizione hanno duramente contestato l’operato della sottocommissione. Al proposito è  bene tener presente   che la relazione è stata pubblicata nel corso della guerra in Ucraina, in un momento in cui i sentimenti antirussi della popolazione hanno raggiunto la maggiore intensità dalla fine della II Guerra mondiale.  Kazcinski ha rilasciato una dichiarazione in cui   senza mezzi termini  si dice :“È stato il primo atto di aggressione di questo tipo in molti, molti anni sulla scena internazionale da parte della Russia, che ha dato il via all’aggressione militare con cui abbiamo a che fare oggi in Ucraina”.

    Considerando il contesto storico, non si può escludere che sui lavori della sottocommissione abbiano pesato pressioni dell’ambiente politico, soprattutto  sui membri polacchi di questo organismo. Va ricordato che Berczinski è stata nominato dal ministro  Makierewicz, il quale non aveva mai nascosto fin dal primo giorno la  sua convinzione che  l’aereo fosse caduto per un attentato. Da notare che nel caso di Ustica si è verificato un fenomeno   simile, anche se   con esito opposto: dopo anni in cui la stampa italiana aveva parlato con insistenza di missili e duelli aerei,  la commissione Misiti nominata da Priore aveva stabilito, anche qui, che il DC9 era caduto per un’ esplosione interna; ma nel caso italiano la relazione fu sconfessata dallo stesso giudice  che  aveva  nominato la commissione in quanto   urtava contro la sua personale convinzione secondo cui l’aereo sarebbe caduto nel corso di  una operazione di polizia internazionale contro la Libia.

   Un’analogia si può riscontrare anche tra la sciagura di Smolensk e quella di Montagnalonga (1972). In questa sciagura l’aereo italiano si è incidentato pochi secondi prima dell’atterraggio a Punta Raisi e l’inchiesta stabilì che  la sciagura era dovuta a un errore dei piloti. Ma recentemente  sono state riaperte le indagini e un docente siciliano di aerodinamica, Rosario Ardito Marretta,  ha pubblicato la  conclusione secondo cui a bordo si sarebbe verificata un’esplosione. Per pura curiosità si può notare nei tre casi qui ricordati congiuntamente l’incidente si è verificato in una ricorrenza importante:   nel caso di Smolensk la ricorrenza di Katyn,   nel caso di Montagnalonga l’assassinio del giudice Scaglione verificatosi esattamente un anno prima, nel caso di Ustica  la morte di Italo Balbo, occorsa in un incidente aereo durante la guerra di Libia quaranta anni prima. 

   A prescindere dalla validità dell’analisi tecnica su Smolensk, su cui ci si aspetta di ascoltare il parere di periti possibilmente non di nomina politica, i punti interrogativi  che si addensano su vari aspetti della vicenda sono numerosi. In primo luogo, la Russia non ha mai voluto restituire il relitto. Precedenti  lavori di riparazione dell’aereo (si noti che l’aereo caduto era un Tupolev di fabbricazione russa) sono stati eseguiti a Samara, in Russia, in uno stabilimento Aviakor  che all’epoca apparteneva all’oligarca amico di Vladimir Putin Oleg Deripaska, spesso indicato dalla stampa  come il russo più ricco del mondo [1]. Secondo la recente relazione tecnica polacca  questa revisione  avrebbe messo il velivolo sotto pieno controllo dei servizi segreti russi (p.22). In un punto della relazione (p.53) si dice che il colonnello russo Plusnin ha ammesso durante il processo  di aver trasmesso false informazioni all’equipaggio per farlo atterrare su un altro aeroporto, e su questo avrebbe ottenuto anche l’accordo dei piloti. Si è creata  molta confusione sull’aeroporto si cui dirottare il volo,  ma alla fine i piloti si sarebbero decisi a dirigere l’aereo verso l’ aeroporto di Yuzhni . Dopo questo cambiamento di rotta, stando alla relazione, It was then that an explosion occurred in the left wing and destroyed its tip, followed by an explosion in the centerplane. The Polish pilots did not land and the birch tree did not tear off the wing.(p.55)   La  foto dello spettro sonoro sotto riportata registrata dal CVR proverebbe l’esplosione. Il punto segnato dalla freccia indica quello in cui il segnale muta prima dell’urto con la betulla, mentre il  rettangolo rosso indica un picco sonoro anomalo della durata  di un millisecondo. Facendo dei confronti con spettri sonori conosciuti prodotti da cause accertate, la sottocommissione ha stabilito che il segnale poteva essere prodotto solo dall’urto tra corpi metallici oppure  da un’esplosione. La conclusione dell’analisi che riportiamo non è particolarmente illuminante  : Since the metal-to-metal collision is 14 times shorter than the CVR recording, it may have a similar origin as one of the sequence of acoustic events that make up the sound recorded in the CVR   (p.122).  

    L’esplosione secondo la relazione sarebbe comunque provata da foto come la seguente, che indicano la direzione delle schegge  dall’interno verso l’esterno,  compatibile secondo i relatori solo con una esplosione:

    Prescindendo dalle questioni strettamente tecniche, non si possono non rilevare varie  stranezze relative alla preparazione stesso del  viaggio della delegazione polacca.  Innanzitutto il gruppo, come già detto, era diretto a una cerimonia non ufficiale, e ci si è chiesti per quale motivo  una delegazione così numerosa e così importante abbia voluto salire su quel volo solo per andare a deporre una corona di fiori in una cerimonia ufficiosa.  Ma soprattutto sono stati in molti a farsi questa domanda:   la presenza di tante  personalità ai vertici dello stato su uno stesso volo non avrebbe dovuto far pensare che si andava incontro a un serissimo rischio?  Perchè non sono state prese rigorose misure di sicurezza atte a prevenire qualsiasi tipo di incidente ? Per capire il punto, basti notare che l’aeroporto di Smolensk aveva un solo medico e una solo autoambulanza, e che non era attrezzato per operazioni di recupero su vasta scala. E ancora: perché l’aereo non era scortato, come è d’uso in ogni volo presidenziale, da caccia dell’aviazione?    

§2. Il volo MH17.  Passiamo adesso ad esaminare un secondo incidente aereo avvenuto in una area russofona pochi anni dopo il precedente.   Il giorno 17.7.2014 in Ucraina cadeva un Boeing 777 della MALAYSA AIRLINES (volo MH17), partito da  Amsterdam con destinazione Kuala Lumpur, provocando la morte di 298 persone, di cui 193 olandesi e 43 malesi.  Una notizia riportata da alcuni giornali riferisce  che il primo volo di quell’aereo si sarebbe verificato  il  17. 7.1997, cioè esattamente 17 anni prima. La  reiterazione dei numeri 7 e 17 che si trova sia nella data sia nel nome del volo, e che abbiamo evidenziato con la sottolineatura, non poteva passare inosservata, e infatti ha dato esca a varie speculazioni ispirate alla numerologia o semplicemente alla comune  superstizione.  Stranamente, però,  nessuno sembra aver notato una coincidenza che è  altrettanto sorprendente  quanto le  altre citate: e cioè che nel giorno della caduta del Boeing ricorreva il ventennale di un incidente drammatico, quello occorso  presso New York al volo TWA 800 il 17.7.1996,  in cui avevano perso la vita 230 persone.

    Un’altra coincidenza che non riguarda numeri e date,  ma che comunque fa riflettere, consiste nel fatto che pochi mesi prima,   il giorno 8 marzo 2014, un altro aereo civile  malese aveva subito un grave incidente – anzi forse il più strano incidente nella storia dell’aviazione.  L’ aereo civile malese MH 370 – che era, si noti, un altro Boeing 777– era scomparso apparentemente nel nulla. Anche in questo caso un numero spaventoso di vittime: 239.[2]

    Gli esiti delle perizie sono stati fin dall’inizio contrastanti. A ridosso dell’evento un tecnico russo scrisse un articolo in cui escludeva che un aereo delle dimensioni di un Boeing 777, il più grande bimotore del mondo, potesse essere distrutto da un missile a frammentazione senza dar tempo ai piloti di comunicare qualcosa con la torre di controllo. Appariva in effetti decisamente anomalo  che la registrazione contenuta nella scatola nera si fosse  interrotta improvvisamente alle 13.20:03 senza che risultasse registrato qualche rumore anomalo.

    L’incidente occorso al MH17  è stato un autentico massacro e la foto sopra riprodotta vuole  ricordare il fatto doloroso che a bordo c’erano ottanta bambini.   L’aereo è caduto nei pressi di Donetsk, nel Donbass, proprio nell’anno in cui la minoranza russofona   aveva proclamato una Repubblica indipendente, la cui capitale era appunto Donetsk, così ponendo le premesse per la guerra   tuttora in corso tra esercito   governativo e milizie filorusse. E’ di qualche interesse notare che a questa “guerra a bassa intensità” partecipavano dai due lati della barricata formazioni mercenarie, e in particolare   musulmani ceceni filorussi  agli ordini di Kadyrov,  a cui si contrapponevano da parte ucraina musulmani ceceni affiliati alla repubblica Repubblica cecena in esilio  (Ichkeria). Incidentalmente, nessuno è in grado di escludere che qualcuna di queste formazioni islamiche abbia avuto un ruolo più o meno diretto nell’abbattimento di MH17.

   Da allora sono passati otto anni e l’ipotesi  che oggi riceve maggior credito è che il Boeing sia stato abbattuto da un missile terra-aria a frammentazione. Se questa è la causa meccanica accertata, restava aperto  il problema delle responsabilità: chi ha sparato il missile? Tra Russia e Ucraina c’è stato un lungo palleggio di accuse, ancora oggi di fatto non ancora concluso.   Il missile  incriminato  sembra quasi certamente  essere  di progettazione sovietica in quanto facente parte del sistema missilistico BUK-TELAR, la cui realizzazione risale alla fine degli Anni Settanta.     Questi dati portavano a puntare il dito sulla Russia, ma non si doveva trascurare il fatto che questi missili erano in dotazione anche all’Ucraina. Anzi la controinchiesta aperta subito da Mosca avrebbe   stabilito che   le truppe russe dal 2011 non usavano più   il missile Buk 9M38, mentre ne disponevano ancora le forze armate ucraine. Nel video Il Punto di Giuliettto Chiesa – MH17: ecco il video del BUK ucraino – YouTube, edito da Pandora TV, il noto giornalista e politico Giulietto Chiesa mostra un filmato di una TV ucraina, inviatogli da un referente ucraino, comprovante a suo dire che il giorno prima in un’ area del Donbass controllata dagli Ucraini c’era una batteria BUK armata con quattro missili. Chiesa però non offre alcuna prova    del fatto  che la zona in cui è ambientato il video  sia nelle vicinanze di Donetsk;   e soprattutto non    dimostra  che il video sia stato girato  il giorno prima dell’incidente piuttosto che in qualche altro giorno. Tra i commenti al video ce n’è uno che indica l’origine del video con queste parole: /watch?v=Q3MomxNHnUA 4:45 date of upload: 16.07.2014 date of filming not known, but assumed that it was filmed that week. Dato che la data dell’incidente è il 17.7.2014, risulterebbe dunque che il video è stato caricato il giorno prima dell’incidente. Il che però non implica che sia stato girato il giorno prima,  in quanto potrebbe essere lo spezzone di un documento molto più vecchio. La fonte aggiunge solo che “si presume” che sia stato girato in quella settimana, il che, anche volendo credere che la presunzione sia fondata, lascia aperte varie possibilità circa la data della registrazione, che potrebbe essere posteriore al fatto. In ogni caso il video   conferma quanto già era noto, cioè che gli Ucraini avevano le attrezzature per lanciare quel tipo di missile.

    Il problema di individuare correttamente la zona di lancio è stato ovviamente  quello maggiormente discusso.   La compagnia di difesa russa Almaz-Antey ha fatto rilevare che la località di lancio era a sud di Zaroshchenske e non  a Snizhne (come si era detto inzialmente). Si osservava che un  lancio dall’area di Snizhne era incompatibile con i danni rilevati su MH17 e   che  il missile usato – 9M38M1- era fuori produzione dal 1999. Si asseriva inoltre che Zaroshchenske era controllata dagli ucraini, non dai separatisti  e ivi si trovava un BUK. Queste affermazioni  di fonte russa sono state “debunkate” da alcuni giornalisti di Bellingcat  (un agenzia olandese specializzate in fact-checking), il che di per sè non garantisce la loro piena attendibilità. Ma, se si vuole attingere a una fonte non sospetta, si deve rilevare che   un giornalista russo della Novaya Gazeta si è recato personalmente nella zona e, intervistando gli abitanti, ha appurato che  Zaroshchenske era sotto controllo dei separatisti e che non si sono mai visti missili BUK.

    E’ il caso  di rimarcare  comunque che  le due versioni contrapposte hanno qualcosa in comune: nessuna delle due ha mai stabilito con assoluta certezza che l’aereo sia stato colpito per errore, aprendo quindi uno spiraglio alla possibilità che l’abbattimento sia stato intenzionale. Va ricordato al proposito che il 6 Agosto 2014 un importante giornale malese  in lingua inglese, il News Straits Times,  ipotizzava che l’aereo fosse stato  colpito da un missile aria-aria e poi finito a colpi di cannone o di mitragliatrice. Questo secondo fatto sarebbe provato dalle tracce riscontrabili sulla carlinga, che presenterebbero fori con bordi arrotondati, diversi da quelli lasciati usualmente dalle schegge del missile.     

  Una cosa assolutamente certa è che lo spazio aereo sopra il Donbass in quel periodo era pericolosissimo, e ne è prova il fatto che dal 22 Aprile al 24 Luglio di quell’anno furono colpiti ben tre aerei militari, tra cui un Ilyushin russo con 49 persone a bordo.   Secondo la tesi degli Ucraini a poca distanza dall’aereo malese avrebbe dovuto volare un aereo da trasporto militare ucraino con rifornimenti per l’esercito; i ribelli filorussi quindi avrebbero colpito l’aereo passeggeri per errore, scambiandolo per il cargo ucraino. (Per una ricostruzione vedi MH17 Crash: What Really Happened To Malaysia Airlines Flight? | Special Report – Bing video ). Nel documento Alternative scenarios | MH17 plane crash | Public Prosecution Service  si riportano testimonianze oculari  e intercettazioni telefoniche   relative a persone che hanno visto l’aereo cadere dopo essere stato colpito da un missile sparato dalla zona russa. Queste notizie comparivano su Twitter  subito dopo l’incidente, ma quando si venne a sapere che l’aereo abbattuto non era un aereo militare ucraino questi posts vennero modificati o cancellati, sostituiti da altri che dicevano che l’ aereo era stato abbattuto dagli ucraini. 

  Le indagini del  Dutch Safety Board (DSB), l’organismo olandese deputato alla sicurezza dei voli, hanno stabilito che   la fusoliera del MH17 risultava penetrata da almeno 800 schegge, chiara  evidenza di una potenza di fuoco estrema che poteva essere solo prodotta  da un missile terra-aria e non da altri tipi di ordigno, come  potrebbe essere quello contenuto nella testa di guerra di un missile aria-aria.

   La foto che segue, tratta dal video MH17 Crash: What Really Happened To Malaysia Airlines Flight? | Special Report – Bing video, è abbastanza eloquente e si potrebbe utilmente confrontare con il relitto del DC9 di Ustica, che per quanto danneggiato non mostra perforazioni di questo tipo:

Il DSB ha valutato attentamente i vari scenari possibili, tra cui quello dell’esplosione interna: V. per esempio https://www.prosecutionservice.nl/topics/mh17-plane-crash/prosecution-and-trial/court-sessions-june-2020/alternative-scenarios.    Come si ricorderà, un problema aperto era l’anomala interruzione della registrazione apparentemente  senza tracce acustiche di esplosioni o urti con corpi estranei. Un’analisi attenta  del CVR prodotta dal DSB tuttavia rilevava un fenomeno che non può essere percepito dall’orecchio umano. Negli ultimi 20 millisecondi prima della fine della registrazione i quattro microfoni della cabina di pilotaggio registravano in modi differenti un suono ultrabreve che, stando a un’accurata analisi degli spettri sonori,  risultava proveniente dall’esterno del velivolo. Il confronto con le registrazioni dell’aereo caduto a Lockerbie per effetto di una bomba hanno condotto a escludere che si sia verificata un’esplosione interna.

    Per quanto riguarda le responsabilità penali, l’inchiesta giudiziaria promossa da parte olandese ha  portato a questa conclusione:   “ A provocare la morte dei 298 è stato un missile serie 9M39, lanciato da un sistema BUK TELAR, operato dalla 53° Brigata contraerea dell’Esercito Russo di stanza a Kursk, Russia; quel giorno, però, la brigata era stazionata a Pervomainsky, Ucraina dell’est, in un territorio occupato dai ribelli filo-russi del Donbass.”. La responsabilità sarebbe quindi non dei separatisti filorussi ma direttamente della Russia. Questa dunque è stata  la conclusione raggiunta dal JIT MH17, squadra di indagine guidato dal Ministero della Giustizia olandese, e sostenuta dalle autorità di Belgio, Australia, Malesia e Ucraina come frutto del lavoro di centinaia di investigatori di polizia e periti. A seguito di ciò nel Marzo   2020 è iniziato  nei Paesi Bassi il processo in contumacia a tre russi e  a un ucraino che era il capo di una milizia filorussa attiva nell’Ucraina orientale in quel periodo. (v.  https://www.ilpost.it/2020/03/09/processo-mh17/ ). Se il processo si concluderà con la condanna  avremo a disposizione una sentenza penale che, si suppone, offrirà una ricostruzione credibile della dinamica dell’incidente di cui sarà doveroso prendere atto. In attesa della verità giudiziaria sul caso ci si può permettere però qualche considerazione a margine.

    Come nel caso di Smolensk, la stampa si è sbizzarrita ad elaborare scenari e complotti più o meno verosimili. Anche qui  non potevano certo mancare le teorie complottiste , per non parlare degli “strani morti”. Per esempio un pilota ucraino accusato dai russi di aver abbattuto   MH17,  il capitano Vladyslav Voloshyn, è morto suicida o suicidato. V. MH17 crash: Ukraine pilot blamed by Russia ‘kills himself’ – BBC News.

  Quanto alla teorie complottiste, una di quelle più seguite è questa. Tra le vittime c’erano sei esperti mondiali nella lotta all’AIDS diretti in Australia, dove avrebbero dovuto partecipare al Ventesimo Congresso Internazionale sull’AIDS (Melbourne 20.7.2014) accompagnati da molti altri passeggeri che si erano iscritti al congresso. Di  qui l’idea   secondo cui l’abbattimento sarebbe frutto di un tenebroso complotto volto a  eliminare il patrimonio di conoscenze acquisito sull’AIDS, non è chiaro a vantaggio di quale centro di potere.

      Vorremmo richiamare l’attenzione tuttavia su alcuni aspetti delle indagini svolte da parte russa. Ovviamente il presidente Putin, in ciò appoggiato dal governo e dai media russi, ha sempre respinto le tesi elaborate dagli olandesi.  Ciò che risulta chiaro peraltro è che questo incidente aereo costituisce un  argomento di cui il leader russo non ama  discutere. Nel video Putin on the downing of flight MH17 – YouTube, per esempio, si nota che, pur essendo un uomo  noto per la sua superiore intelligenza, Putin  risponde alla domanda di un giornalista sulle indagini circa  MH17 dicendo di non capire di che aereo si sta parlando.

 §3. Teorie alternative su MH17 elaborate in terre russofone.

La “verità  tecnica” contenuta nella relazione della commissione russa di indagine  puntava il dito sull’Ucraina come responsabile   dell’attentato. Come già detto, si lasciava aperta la possibilità che l’abbattimento fosse stato volontario, quindi congegnato in modo tale da far ricadere la colpa su  russi  e filorussi. Questa tesi però non è l’unica che è  stata elaborata nelle zone russofone in ambiti diversi ed in forme non-ufficiali. Qui di seguito elenchiamo varie ricostruzioni alternative dei fatti che sono state messe in circolazione  per difendere la Russia da eventuali responsabilità  dell’attentato[3]. Si noti che  molti smascheramenti (debunking) sono dovuti non a occidentali ma  a blogger russi    indipendenti dal governo.

1. Prima di tutto, subito dopo l’incidente una anchor woman della televisione russa dichiarava con malcelata soddisfazione  che i separatisti russi del Donbass avevano abbattuto un AN-26 (aereo da trasporto militare) ucraino, come era già accaduto pochi giorni prima provocando diverse vittime ucraine. Quando emerse che l’aereo colpito era un aereo civile straniero, la stessa presentatrice disse che l’aereo  non poteva essere stato abbattuto da filorussi perché questinon avevano le armi appropriate. Bisogna ricordare anche che quando si pensava che l’aereo abbattuto fosse ucraino (An-26) Igor Girkin, un russo veterano della guerra di Crimea ora Ministro della Difesa della autoproclamata repubblica Popolare del Donetsk, sulla sua pagina  su un social ha scritto: “Li avevamo avvertiti: non volate nel nostro cielo!” Il suo post è stato cancellato subito quando si scoprì che l’aereo caduto era malese. Si noti che Girkin non è un personaggio qualsiasi ma  è uno dei quattro uomini colpiti  dal mandato di cattura olandese  come corresponsabile dell’abbattimento del MH17.

2. In uno show chiamato Odnako nel novembre 2014 l’ospite dello show Mikhail Meontyev fece vedere una sensazionale immagine satellitare di un caccia ucraino mentre sparava un missile SU-25 al MH17. Quasi subito i blogger russi hanno smascherato Meontyiev provando che l’ immagine era un grossolano falso: la mappa dell’area era tratta da una foto di Google Earth del 28 Agosto 2012.  Inoltre, come ha fatto  notare lo stesso progettista russo degli SU-25, gli SU-25 non sono costruiti per intercettare altri aerei ma per dare sostegno alle truppe di terra. Ciò è dimostrato dal fatto che il loro tetto di servizio è di 7000 metri, mentre l’MH17 è stato abbattuto a 10000 metri.

3. La  Komsomolskaya Pravda, un noto  tabloid russo, riportò   che nel giorno del disastro l’aereo di Putin stava sorvolando l’Ucraina di ritorno dall’America Latina e che il governatore ucraino  della zona di Dnepropetrovsk, Kolomoyskyi, avrebbe ordinato a un pilota di SU-25, Dmitro Yakatsuts, di abbattere l’aereo di Putin. Yakatsuts avrebbe confuso l’MH17 con l’aereo di Putin e, dopo aver preso coscienza dei fatti, sarebbe fuggito a Dubai insieme al controllore di volo Anna Petrenko, corresponsabile dell’errore. I nomi di Petrenko e Yakasuts in realtà non comparivano in nessun elenco conosciuto del personale militare e aviatorio. E, quanto all’aereo di Putin, si era effettivamente incrociato con MH17, ma all’altezza di Varsavia.

4. Il giorno dopo l’incidente il canale televisivo Russia 24  riferì che uno o più controllori  del traffico Ucraini avevano guidato  MH17 fuori dal percorso assegnato. L’aereo sarebbe stato dirottato sulla zona di guerra  con il preciso intento di farlo abbattere   dagli ucraini. Di ciò non c’è nessuna prova. Quello che    è vero  è che alle 13.00, per aggirare dei cumulinembi, i piloti avevano chiesto un percorso alternativo, ma alle 13.19 l’aereo era tornato sulla rotta originaria.[4]    

 5. L’agenzia  TASS ha pubblicato la seguente  notizia. Un certo Carlos, che   sosteneva di essere un controllore di volo spagnolo a Kiev, ha dato una versione personale di ciò che è accaduto. Secondo lui ben due jet Ucraini inseguivano MH17.  Carlos avrebbe visto  l’inseguimento mentre i soldati stavano contemporaneamente facendo irruzione nella sua torre di controllo aereo. Risultò che non esistevano controllori di volo spagnoli nell’organico di Kiev. L’account Twitter di Carlos è stato considerato falso e rimosso.

6. La ricostruzione più lambiccata, ma per molti versi più interessante sul piano esplicativo, è stata  la seguente. Il 29 Luglio 2015 la rivista LifeNews pubblicò un’intervista esplosiva con Serghiei Sokolov, un  presunto esperto facente parte di un centro di informazione russo chiamato Analisi e Sicurezza. Sokolov sosteneva che il MH17 era  stato abbattuto entro un’operazione speciale orchestrata dalla CIA.  La   prova a suo dire stava in un nastro audio che riferiva di aver comprato per 250 dollari dalla sicurezza Ucraina. L’aereo sarebbe stato abbattuto da un’esplosione interna prodotta da un dispositivo sofisticato azionato da un satellite. Ma in realtà questo evento era solo una parte di un piano diabolicamente complesso.  Sokolov sosteneva che   era stato elaborato un piano americano per sparare nello stesso momento un missile al Boeing da una postazione militare Ucraina, la quale però era collocata presso  una postazione dei ribelli pure armata di BUK, che si poteva facilmente incolpare del delitto.   Gli  Ucraini non hanno sparato al momento giusto, ma gli americani avevano messo nel conto questo possibile errore e  l’aereo sarebbe caduto per l’effetto della bomba preparata allo scopo. Sokolov dice di aver saputo tutto ciò da una conversazione intercettata tra due uomini della CIA che operavano sotto falso nome. La Komsomolskaia Pravda ha pubblicato su YouTube l’audio di agenti della CIA che discutono del piano. Il falso era grossolano. La cosa interessante è che Sokolov era in grado di spiegare anche la straordinaria coincidenza di numeri e date  che abbiamo notato all’inizio del paragrafo 2.  Il piano americano aveva la sigla 17/17, e fu scelto il giorno 17 luglio proprio per marcare meglio la scelta del volo MH17.

  Si noti che Sokolov  era un personaggio a quell’epoca molto noto in Russia, soprattutto per essere stato agente di sicurezza dell’oligarca  Berezovski  morto in circostanze misteriose a Londra nel 2013, probabilmente per uno strangolamento che Sokolov attribuiva al’ex- KGB. Sokolov è stato arrestato nel 2018 per detenzione di armi e per aver inscenato false azioni terroristiche: V. il link  Arresti. Russia: arrestato ex capo sicurezza oligarca Berezovski. (bluewin.ch)  [5]

7. Nel Luglio 2015  RussiaToday, una rete satellitare diffusa in tutto il pianeta, ha pubblicato un rapporto vergato da un non specificato “Gruppo di vecchi  esperti di sicurezza dell’aviazione “, presumibilmente  trapelato via  LiveJournal (piattaforma blog popolare in Russia). Secondo questi vecchi esperti MH17  sarebbe stato colpito da un missile israeliano Python sparato da un SU-25 Ucraino opportunamente modificato per caricare questi missili, che assomigliano visivamente ai missili R-60 destinati agli Su-25. In effetti si tratta solo di una variante antiisrealiana di una delle tesi precedenti.

8. Il sito russo News2 ha pubblicato una  bislacca teoria cospirativa secondo la quale non ci sarebbe mai stato Nessun MH17. L’aereo caduto invece sarebbe stato il celebre MH730, l’aereo malese, di cui si è già detto, che era scomparso poco prima nell’Oceano Indiano l’8 marzo 2014. Questo aereo sarebbe stato dirottato e portato in una base americana. Poi sarebbe stato trasferito, non si sa come, in Olanda. Da qui  sarebbe decollato ma i piloti si sarebbero lanciati con il paracadute, mentre  l’autopilota era programmato per dirigersi verso l’Ucraina. Qui la CIA l’avrebbe fatto saltare in aria per incastrare la Russia e intensificare la guerra. Tutta l’  assurda  costruzione veniva  giustificata invocando  una singolare somiglianza dei numeri di  immatricolazione dei due aerei: MH370 aveva come numero di matricola  9M-MRO, mentre l’altro  aveva 9M-MRD.

 9. Il già menzionato  Igor Girkin mise in circolazione la voce secondo cui i corpi non erano “freschi”e alcuni apparivano dissanguati. Nel relitto sarebbero stati trovati dei medicinali e del siero. Altri hanno notato che mancavano i contenitori di cibo, il che è impensabile nel volo di un aereo civile. L’idea che sta alla base della teoria è quella per cui   l’aereo sarebbe stato pieno di passeggeri morti da un pezzo (morti non si sa come e perché) e che l’aereo –sarcofago sarebbe stato abbattuto per incolpare la Russia del crimine.

   Indipendentemente dall’accertamento  della realtà dei fatti, è abbastanza chiaro       che intorno al disastro di MH17 si combatte da anni sui media  una battaglia di disinformazione  nella quale i russi  hanno dimostrato, come sempre, una schiacciante superiorità. La tenzone tra le due parti, soprattutto da quando è iniziata la guerra in Ucraina, è a tutto campo. La competizione coinvolge i social, YouTube ma anche strumenti di informazione apparentemente neutrali    come Wikipedia.  Al proposito è utile ricordare  che le voci di Wikipedia con lo stesso titolo che si leggono in varie lingue non sono traduzioni di un’unica voce  ma spesso sono voci diverse dovute a redattori di diverse nazionalità. Il caso di Ustica è esemplare: la voce “Disastro di Ustica” in italiano e in inglese non solo sono di lunghezza diversa ma di contenuto diverso[6]. La voce italiana segue il trend corrente nei media italiani, cioè la tesi missile-battaglia aerea, mentre la voce inglese privilegia invece la tesi dell’esplosione interna.    

   Per il caso di MH17 si ha però notizia che la procedura, almeno all’inizio delle operazioni, è stata diversa.  La voce russa su MH17 non è stata scritta originariamente  dai Russi ma tradotta dalla lunga voce scritta in inglese   Malaysia Airlines Flight 17.     Risulta però che la  stessa pagina, appena tradotta in russo,   è stata modifcata a tempi rapidissimi  da qualcuno. Prima delle modifiche la pagina Wikipedia spiegava così la tragedia del volo MH17:<<The plane [flight MH17] was shot down by terrorists of the self-proclaimed Donetsk People’s Republic with Buk system missiles, which the terrorists received from the Russian Federation >>.   Nel giro di un’ora dopo la pubblicazione, Wikipedia russa aveva cambiato il testo e riportava  lapidariamente: <<The plane [flight MH17] was shot down by Ukrainian soldiers >>.    Ad accorgersi della modifica è stato un bot (risponditore automatico) di Twitter chiamato RuGovEdits, creato proprio per tenere sotto controllo qualsiasi cambiamento editoriale apportato  abusivamente. Risulta che a mettere le mani sulla pagina è stato qualcuno nell’area di Kiev presso la TV e radio di stato russe (VGTRK). Al proposito V. il link  Russian Government Edits Wikipedia To Say Ukrainian Military Shot Down MH17 | HuffPost UK News (huffingtonpost.co.uk).

     Cerchiamo di concludere. La tendenza a manipolare l’ informazione è un fenomeno universale, ed è in un certo senso impossibile da tenere sotto controllo  ove si consideri che milioni di persone quotidianamente hanno accesso gratuito ai canali mediatici.  Ma  la pratica    della disinformacija in lingua russa supera le altre per estensione e per qualità. Ciò è dovuto da un lato alla consumata abilità di chi ne fa uso da una posizione di potere, dall’altro   a una spiccata inclinazione degli utenti russi a darle credito   nella misura in cui conferma i propri pregiudizi ideologici, che come è noto sono principalmente di indole patriottico-nazionalistica.  Tutti gli analisti concordano sul fatto che ogni messaggio più o meno verosimile che faccia leva su questi  sentimenti profondamente radicati nel popolo russo   è destinato a ricevere, almeno in Russia,  attenzione, diffusione o successo.

   A prescindere dalle peculiarità della loro forma mentis, certamente i russi non sono gli unici al mondo a dare prova di passività a fronte dell’ informazione trasmessa dai media.   E a un italiano non fa certo piacere leggere che in una graduatoria stilata annualmente dall’agenzia IPSOS su 38 paesi   nel 2017 in Europa  gli italiani risultavano   al primo posto   per “dispercezione” dei fatti, cioè per ricezione distorta delle informazioni ricevute dai media, e “solo” al dodicesimo posto su scala mondiale per lo stesso tipo di atteggiamento psicologico   (v. Perils of Perception 2017: l’indagine sul pericolo delle percezioni | Ipsos).


[1] Deripaska  è salito recentemente alla ribalta per aver preso posizione   contro la guerra in Ucraina. V. Oleg Deripaska, l’oligarca preferito di Putin, rompe la linea del partito e critica la guerra in Ucraina (msn.com)

[2] V. il libro di A. Bordoni, Lost in the Sky,II parte, IBN Editore, 2019.

[3]  10 Outrageous Ways Russian Media Covered The Crash Of MH17 – Listverse

[4] V. A. Bordoni, Quando il cielo esplode, Lo Gisma, 2016,  p.195

[5] Si noti che l’idea seonco nella strage di Ustica  la bomba avrebbe potuto essere usata per mascherare un missile, o anche viceversa, è presa in considerazione come possibilità meramente combinatoria nel mio libro “Ripensare Ustica” ( 2017).

[6] V.  “Wikipedia sulla strage di Ustica. La doppia Wiki-verità” nel mio “Ustica 40 anni dopo. Riflessioni su un caso aperto” LoGisma, 2020.

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